(PRIMAPRESS) – MILANO – Anche se bisognerà attendere che la perizia verrà depositata alla Procura di Milano, il verdetto dei periti sulla morte della modella Imane Fadil non contemplerebbe “elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale”. Questa, in sintesi, la conclusione a cui sono arrivati finora i consulenti incaricati dalla procura di Milano di indicare la causa del decesso di Imane Fadil, testimone dei processi Ruby con imputato Silvio Berlusconi, morta lo scorso 1 marzo all’Humanitas di Rozzano, dopo un mese di agonia. A oltre cento giorni di distanza e dopo i primi esiti controversi, nella relazione degli esperti non c’è nessuna evidenza sull’ipotesi di avvelenamento, il primo di una serie di sospetti che hanno acceso l’attenzione sul caso, su cui indaga il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan. Per l’inizio della prossima settimana è atteso il deposito della relazione dei consulenti medico legali. Il procuratore aggiunto Siciliano ha spiegato che, al momento, la consulenza “non è stata depositata” dagli esperti alla Procura. E ha precisato che una risposta “ufficiale” sulle cause del decesso di Fadil si potrà avere con il deposito degli esiti finali dell’autopsia, dopo i complessi accertamenti di questi mesi. – (PRIMAPRESS)